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segue La rotta di Caporetto
L' idea era in assurda; ne parlo nelle riunioni dei comandanti di corpo d' armata, ma poi nulla fece per attuarla. Trascurò di rafforzare il IV corpo schierato da Tolmino a Plezzo e quando il 20 e 21 ottobre, alcuni disertori austriaci precisarono che l' offensiva sarebbe stata sferrata proprio in quel settore, il Comando della II^ Armata, per correre ai ripari, prese provvedimenti che risultarono tardivi. Il 10 ottobre Cadorna ordinò alla II^ Armata: "durante il bombardamento nemico... si svolga una violentissima contropreparazione nostra. Si concentri il fuoco dei grossi e medi calibri sulle zone di probabile irruzione delle fanterie, le quali... dovranno essere schiacciate sulle linee di partenza. Occorre, in una parola, disorganizzare e annientare l' attacco nemico prima ancora che si sferri". Il giorno dopo, il comando della II^ Armata diede analoghi ordini ai comandi di corpo d' armata. Invece, il 24 ottobre le artiglierie del XXVII corpo non aprirono il fuoco contro le masse nemiche concentrate nella conca di Tolmino. Il mistero di questo silenzio delle artiglierie, che sorprese gli stessi nemici, per il grandissimo vantaggio che ne trassero, è ormai chiaro. Le artiglierie che avrebbero dovuto "schiacciare" le fanterie nemiche dove sostavano prima di muovere all' attacco erano quelle di grosso e medio calibro, che contavano oltre 400 cannoni nel settore del XXVII corpo d' armata. Badoglio volle riservare a se stesso l' impiego e, per evitare interferenze del comandante dell' artiglieria, ottenne la sostituzione del generale Scuti, che era un valente artigliere, con il colonnello Cannonniere, il quale, per il più modesto grado gli dava maggiori garanzie di obbedienza. Badoglio disse per telefono al generale Capello di non volere dei "professori" perchè gli bastava avere un "esecutore di ordini". Presente a questo colloquio telefonico era l' allora maggiore Oreste Cantatore, uno dei tre ufficiali in servizio di stato maggiore al Comando del corpo d' armata. La sua preziosa testimonianza spiega il fatto che Badoglio non sentì il bisogno di diramare ordini scritti per l' impiego delle artiglierie di medio e di grosso calibro; gli bastò ripetere a Cannoniere ciò che aveva detto a Capello: che avrebbe disposto personalmente per il loro impiego. Cannoniere, convinto di non poter agire di sua iniziativa, nella notte dal 23 al 24 ottobre chiese a Badoglio di essere autorizzato a far aprire il fuoco; l' autorizzazione gli fu negata e le artiglierie non spararono. Fu pubblicato il testo di un ordine che Badoglio avrebbe diramato il 22 ottobre, nel quale si legge questa frase: "all' inizio del tiro di distruzione le nostre batterie di grosso e medio calibro dovranno intervenire battendo le trincee e i luoghi di raccolta del nemico". Il generale Badoglio avrebbe dunque eseguito, sia pure con un ritardo di dieci giorni, l' ordine del Comando della II^ Armata dell' 11 ottobre? Possiamo rispondere di no, perchè quel documento è apocrifo, sebbene rechi il numero di protocollo di uno dei Documenti spariti dal diario del XXVII corpo. Fina dal 1929 lo storico A. Lumbroso disse di aver saputo, alcuni anni prima, dal colonnello Adriano Alberti, capo dell' ufficio storico, che mancavano alcuni documenti allegati al Diario del XXVII corpo, relativi ai giorni 22 e 23 ottobre. Il colonnello Oreste Cantatore, allora maggiore, ricorda molto bene le vicende iniziali di quel diario, poichè lo compilò personalmente. Il 4 dicembre 1917 fu convocato ad Abano dal generale Badoglio, allora sotto capo di S. M. dell' Esercito, affinchè gli portasse il Diario da firmare. Dopo aver apposto le firme, Badoglio gli disse di recarsi a Padova e di consegnare il fascicolo al generale Della Noce, che era stato incaricato di iniziare accertamenti sulle cause della disfatta. Il Cantatore eseguì l' ordine e assicura che il Diario consegnato la sera stessa era completo di tutti gli allegati, ma fra quelli non vi era il documento del 22 ottobre relativo all' impiego dell' artiglieria, documento che non vide mai. Ecco perchè quel documento va ritenuto apocrifo, tralasciando altre prove che confortano questa asserzione. Possiamo perciò concludere: le artiglierie del XXVII corpo di armata non spararono perchè il generale Badoglio ne aveva avocato a sè l' impiego e non aveva dato disposizioni perchè intervenissero d' iniziativa per "schiacciare" le fanterie nemiche prima che muovessero all' attacco. Il 22 ottobre il Comando della II^ Armata assegnò al XXVII corpo la brigata Napoli ordinando di presidiare la linea Monte Pleca-Isonzo, e cioè le pendici di riva destra e il fondo valle dell' Isonzo, sulla destra del fiume. Fra i documenti mancanti del diario, vi è quello del 22 ottobre, col quale il Comando del XXVII corpo diede disposizioni alla XIX divisione per l' impiego e la dislocazione della brigata Napoli. Da altri documenti sappiamo, però, che il generale Badoglio ordinò di schierare un solo battaglione (che contava circa 400 uomini) fra Monte Pleca e l' Isonzo, su un fronte di circa 2 km, su un pendio ripido e boscoso, e di tenere gli altri cinque battaglioni in alto, sulla dorsale del Kolovrat e dietro ad essa. Ne risultò che nel fondovalle, indifeso, la XXVI divisione tedesca potè avanzare senza colpo ferire, giungendo fino a Caporetto e oltre. Lo sfondamento della sinistra del XXVII corpo d' armata si estese sull' altra sponda dell' Isonzo, nel settore della 46^ divisione del IX corpo, per un' altra causa. Le truppe italiane erano a contatto col nemico su una linea "avanzata" coincidente con quella estrema raggiunta durante le offensive, quasi dunque dominata dalle trincee avversarie e difficilmente difendibile. Nel caso di un' offensiva nemica, poche truppe avrebbero dovuto opporre su tale linea "avanzata" una resistenza temporanea; la resistenza effettiva avrebbe dovuto essere opposta su una linea arretrata, detta di "difesa a oltranza", bene organizzata per la difesa, su posizioni favorevoli e dominanti il terreno antistante, sul quale il nemico avrebbe dovuto avanzare.
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