segue La rotta di Caporetto

 

"la difesa delle linee avanzate sia affidata a poche forze" aveva ordinato Cadorna. Sul fronte della 46^ divisione la linea "avanzata" correva sotto la cresta dei monti Sleme e Mrzli, tagliando un pendio ripidissimo, dominato da trincee austriache; era praticamente indifendibile, mentre la linea arretrata di "difesa a oltranza" sulla dorsale Monte Pleca-Selisce-Isonzo era forte e adattissima ad una difesa prolungata. In contrasto con l' ordine del Comando Supremo, sulla linea "avanzata" e immediatamente dietro ad essa, furono lasciati ben 13 battaglioni, mentre la linea di "difesa a oltranza" fu presidiata fino al 22 ottobre da due soli battaglioni, cui se ne aggiunsero cinque il 23 ottobre, poche ore prima dell' inizio della battaglia. Naturalmente la 50^ divisione austro-ungarica e parte della 26^ tedesca poterono agevolmente sfondare la linea avanzata, mettere fuori causa 13 battaglioni, 9 batterie di medio calibro e altrettante di piccolo calibro e avanzare nel fondo valle, superando anche la linea di "difesa a oltranza" presidiata, in quel tratto, da due soli battaglioni. Che cosa fu a provocare il crollo delle nostre linee? A parte gli errori del Comando, non dobbiamo trascurare la violenza del fuoco dell' artiglieria nemica che si scatenò, salvo l' intervallo di due ore, fra le 2 della notte e le 8 del mattino del 24 ottobre. Il generale Krafft von Dellmensinger, capo di stato maggiore della XIV Armata tedesca,  testimone oculare, scrisse: "nè alle Somme nè a Verdun i più vecchi combattenti avevano udito un simile inferno". 

Austriaci e tedeschi mossero all' attacco contro posizioni da cui i reticolati erano stati spazzati via a cannonate, senza neppure incontrare un efficacie fuoco di sbarramento dinnanzi alle linee. Una fitta nebbia avvolgeva le cime più alte, rendendo invisibili l' una all' altra le nostre posizioni. I battaglioni in prima linea cercarono di resistere, senza naturalmente poter impedire che si verificasse, sulle due sponde dell' Isonzo, lo sfondamento che fu fatale e consentì alla XXVI divisione tedesca di occupare alle 15,30 Caporetto e procedere oltre. Un altro sfondamento si verificò nel settore della 50^ divisione del IV corpo in conca di Plezzo, ma la sua importanza fu limitata e non avrebbe dovuto impressionare. Infatti, la XXII divisione Schutzen potè superare la linea "avanzata" in fondo valle, dinnanzi a Plezzo, perchè i due battaglioni dell' 87° fanteria (brigata Friuli) erano stati annientati dai gas, ma avanzò poi tanto lentamente che a sera non era ancora giunta a contatto con la linea di difesa "a oltranza" dinnanzi alla stretta di Saga. Sul resto del fronte, le divisioni del IV corpo 50^ (gen. Arrighi) e 43^ (gen. Farisoglio) avevano respinto gli attacchi nemici. Purtroppo, fra le 15,00 e le 16,00 i due comandanti di divisione, all' insaputa una dall' altro e dal proprio comandante di corpo d' armata, allarmati, diedero alle proprie divisioni l' ordine di ritirata. Lo sfondamento, fino allora limitato al fondo valle dell' Isonzo, fra Tolmino e Caporetto, diventò in breve smisurato. Le due divisioni durante una fortunosa ritirata notturna subirono gravissime perdite; alcuni reggimenti non ricevettero l' ordine di ritirata, altri si avviarono verso il ponte di Caporetto, già occupato dai tedeschi, tutte le artiglierie andarono perdute.

E' vero che i resti della 50^ divisione e di alcuni reparti della 43^ difesero per tutto l' indomani 25 il Monte Stol, ma se le due divisioni fossero rimaste sulle posizioni iniziali avrebbero imposto un arresto al nemico che sarebbe durato probabilmente un paio di giorni e avrebbe consentito di continuare la lotta in condizioni assai migliori. Se due battaglioni (XXX bersaglieri e alpini Monte Albergian) rimasti sul Monte Pleca non avendo ricevuto l' ordine di ritirata, poterono resistere fino al pomeriggio del 25 ottobre contro la III^ brigata da montagna austriaca, è facile immaginare quali risultati avrebbero ottenuto le due divisioni se fossero rimaste. La XIX divisione (gen. Villani) del XXVII corpo era schierata su un fronte ampio oltre 10 km, lungo le pendici dei monti Jeza, Varda e Krad Vrh, sovrastanti la conca di Tolmino. Fu attaccata dall' Alpenkorps della 200^ divisione tedesca e della I^ austro-ungarica. Due reggimenti Jäeger tedeschi furono arrestati da reparti delle brigate Taro e Spezia ai piedi del Krad Vrh e poterono riprendere l' avanzata soltanto l' indomani mattina; altri reparti riuscirono verso le 12,00 a infiltrarsi oltre la dorsale di Monte Varda ma fino alle 16,00 non poterono impadronirsi del Krad Vrh. L' Alpenkorps ottenne il maggior successo, impadronendosi, con un suo battaglione, prima di sera, della forte posizione del Podklabuk (q. 1114) che pur era presidiata da un battaglione che disponeva di trincee. Nel complesso la resistenza della XIX divisione fu soddisfacente, anche se non potè impedire che a sera il nemico si affacciasse alla valle dello Judrio. Il suo valoroso comandante, gen. Villani, rimase sulla vetta del Jeza, pur violentemente bombardata, fino al tardo pomeriggio e diresse la difesa come meglio potè. Tuttavia non volle sopravvivere alla sconfitta e si suicidò il mattino del 26 ottobre con un colpo di rivoltella alla tempia. Durante la giornata del 25 ottobre lo sfondamento del fronte si ampliò a dismisura, specialmente per il crollo della difesa lungo il naturale bastione del Kolovrat, dove il tenente Erwin Rommel (il futuro maresciallo) al comando di un reparto würtemberghese sceltissimo, riuscì ad aggirare la brigata Arno. A nulla valsero la tenace difesa dei resti delle divisioni 50^ e 43^ sul Monte Stol, della IV brigata bersaglieri alla sella di Luico e di battaglioni delle brigate Firenze e Elba alla testata dello Judrio. La caduta del Kolovrat aprì al nemico la strada verso la pianura. Il 26 e il 27 le divisioni nemiche superarono resistenze di resti delle brigate in ritirata e di truppe di riserva accorrenti, ma che non giungevano nemmeno in tempo a schierarsi, e nel pomeriggio del 27 ottobre una colonna tedesca occupò Cividale. Ormai era in corso la ritirata generale al Tagliamento. Fin dalle 11,00 del mattino del 24 ottobre il tenente colonnello medico Casali, del Comando Supremo, informò Cadorna di aver incontrato in Val Natisone frotte di soldati senza fucile che fuggivano verso Cividale. Notizie disastrose giunsero nelle prime ore del pomeriggio al Comando della II^ Armata. Ignorando che lo sfondamento più grave si era verificato sulla destra dell' Isonzo, nel settore del XXVII corpo, si ritenne che soltanto il Iv corpo avesse ceduto e fu decisa la sostituzione del generale Cavaciocchi. Mancando notizie delle brigate che erano in prima linea e constatando che colonne nemiche avanzavano rapidamente, il Comando ritenne che le truppe non avessero opposte la minima resistenza. Il sopraggiungere degli sbandati, sempre più numerosi, parve confortare questa opinione. In realtà, gli sbandati che scendevano nel pomeriggio del 24 ottobre per le valli del Natisone e dello Judrio non appartenevano alle unità combattenti in prima linea, perchè non avrebbero potuto fare tanta strada in così poche ore. Infatti erano soldati dei servizi, personale non combattente, lavoratori, gente, insomma, che stando a una certa distanza dal fronte era stata sorpresa dalle granate dell' artiglieria nemica che aveva sparato con i grossi calibri contro le retrovie. Poi si aggiunse il personale delle batterie di medio e grosso calibro che aveva abbandonato i pezzi per sfuggire al pericolo della cattura. Le testimonianze sono concordi: quelle colonne di sbandati non erano formate da soldati delle brigate impegnate in combattimento. Fu soltanto nei giorni successivi che il fenomeno dello sbandamento si estese a reparti di fanteria già in ritirata. Si stava manifestando un cedimento morale che aggravò in misura impressionante la crisi determinata dalla sconfitta iniziale. Fin dalla sera del 24 ottobre, Cadorna aveva dato preventive disposizioni per la ritirata di tutte le forze dalla Carnia e dall' isonzo; altre ne diede il 25 e poi nella notte dal 26 al 27 ordinò la ritirata generale al Tagliamento. 

Aveva però già lo sguardo rivolto al Piave........

 

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