1917: VENTIQUATTRO ORE DI BATTAGLIA

Nel corso dell' undicesima Battaglia dell' Isonzo, ventiquattro ore di sanguinosi combattimenti per i reggimenti italiani su Quota 646.

 

Il colonnello Vittorio Tisi, comandante della brigata di fanteria "Elba" (261° e 262° Rgt. Fanteria) si sforzava di scrutare l' orizzonte nell' oscurità, squarciata qua e la dalle esplosioni e dai proiettili traccianti. Erano le 2,00 del mattino, il 5 settembre 1917, e si era portato di persona in prima linea, per rendersi conto della situazione, nei pressi della cima del monte S. Gabriele, la contesa Quota 646. Tutto era incominciato alle 16,15 del 4 settembre, quando, con un fonogramma dell' 11^ Divisione gli era stato ordinato di trasferirsi da Q. 227 alla Sella di Dol, sede del Comando della Brigata "Arno" (213° e 214° Rgt. Fanteria).

La il Magg. Gen. Renato Rosso, comandante della brigata, lo aveva informato che doveva assumere il comando della linea di difesa su Q. 646, e gli aveva prospettato una situazione non facile. Nella notte tra il 3 e il 4 settembre le truppe della 57^ Divisione di Fanteria austroungarica, martoriate dai continui assalti dell' 11^ Divisione italiana, erano state sostituite da truppe fresche, ma inesperte del terreno da difendere. Erano i reggimenti 6° "Egerland" e 31° della 106^ Divisione Landsturm (milizia territoriale), comandata dal Magg. Gen. Kratky: in tutto 2.500 uomini. Per aiutarli ad orientarsi vi erano i pochissimi veterani superstiti di alcuni reggimenti non ancora sostituiti; ma, all' alba del 4, vennero travolti dal violentissimo attacco della Brigata "Arno". I fanti italiani espugnarono rapidamente le trincee di Q. 552, tra la cima principale ed il Veliki Hrib, e subito dopo conquistarono Q. 646, catturando ben 36 ufficiali e 1.062 soldati austriaci. Per gli imperiali la situazione era criticissima: gli italiani sciamavano come un torrente in piena, nonostante fossero anche bombardati dall' artiglieria lungo il versante est del monte. Il Magg. Gen. Kratky ordinò un immediato contrattacco al 25° Rgt. Landsturm "Kremsier" che, verso le 12,00, avanzando sotto il fuoco delle batterie italiane, si scontrò violentemente con i fanti italiani presso e su Q. 646.

I combattimenti erano ancora in corso, quando alle 19,30 Tisi aveva raggiunto il Comando del 214° Ftr. presso Q. 500 del Veliki Hrib, per apprendere dai rispettivi comandanti che i Rgt. 213° e 214° si ritrovavano con una forza di circa 100 uomini ciascuno; la Brg. "Arno" si era letteralmente dissanguata nei combattimenti. In tarda serata (h. 23,00) affluirono in linea reparti di rincalzo: il Btg. I/262° Ftr. (Cap. Masala) di rinforzo alla Brg. "Arno", agli ordini del Magg. Ottavio Cavallero, già comandante dei 150 uomini del I/261° "Elba". Dopo un quarto d' ora, alle 23,15, arrivò il II/262° "Elba", con il III/248° Ftr. "Girgenti". E fu con il comandante del 248°, T. Col. Angelo Scandegliati, che il Col. Tisi raggiunse Q. 646 alle 2,00 del giorno 5.

La sparatoria era continua e gli opposti schieramenti sgranavano colpi senza risparmio; alle 4,30 Tisi cedette il comando delle truppe al T. Col. Scandegliati, e contemporaneamente sollecitò l' invio di rinforzi in previsione di un attacco. Questo si verificò improvviso alle 5,30: il 32° Rgt. Landsturm e due Btg. del 24° Rgt. Schutzen attaccarono Q. 552, ma vennero respinti da un micidiale fuoco di fucileria e di mitragliatrici, a cui seguì il pronto contrattacco italiano alla baionetta. I landsturmer e gli schutzen vennero investiti dal III/248° e dal II/262°, che catturarono 26 ufficiali e 500 soldati. La mischia si riaccese violenta sulla sinistra dello schieramento italiano intorno alle 6,30; nella zuffa il Col. Tisi, mentre dirigeva l' attacco del II/262° venne colpito da un proiettile che gli fratturò il femore destro. Fu costretto a cedere temporaneamente il comando al Magg. Cavallero del I/261°, l' unico ufficiale superiore rimasto su Q. 646. Il T. Col. Scandegliati era stato ferito mortalmente su Q. 552, e venne sostituito dal T. Col. Bisi, comandante del II/248°. Dopo che il Col. Tisi venne portato via per essere medicato, il Comando dell' 11^ Divisione decise che il comando della zona del S. Gabriele sarebbe stato assunto, intorno alle 13,00  dal T. Col. Bisi, del II/248° "Girgenti"; il suo reggimento aveva perso, su Q. 552, 28 caduti, 148 feriti e 97 dispersi.

Imprecisate le perdite della Brg. "Elba". Anche agli austriaci non era andata meglio: tra i difensori di Q. 646, il I/87° Inf. Reg. era rimasto con 185 uomini; il II° Rgt. Gebirgsschutzen "fucilieri di montagna" contava 460 uomini; il 4/57° Inf. Reg. ne aveva in forza 30!

Nello scontro su Q. 552 i due Btg. del 24° Schutzen erano rimasti con 164 uomini; se si tiene conto che la forza di un reggimento austriaco variava dai 1.200 ai 1.500 uomini, è facile valutarne le perdite. Quota 526 (Veliki Hrib) e Quota 552 erano rimaste saldamente agli italiani; su Quota 646, all' imbrunire, gli avversari si accasciarono esausti al suolo, gli uni vicino agli altri, mentre le rispettive artiglierie si martellavano a vicenda. Ma era solo una tregua temporanea: nelle prime ore del mattino (6 settembre), le granate ferirono il T. Col. Giuseppe Verdisi, comandante del 262° Ftr. "Elba", e uccisero il Magg. Ottavio Cavallero, comandante il I/261°. La guerra continuava....

 

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